
Viaggi in piccoli gruppi in Romania | Transilvania, …
24 Marzo 2026Il castello di Corvin a Eisenmarkt è una delle fortezze più belle dell’Europa orientale. Nei periodi di maggiore affluenza, all’interno del castello si tengono spettacoli dal vivo che rievocano la vita di un tempo.
I Giardini di Zoe a Banpotoc meritano una visita dalla primavera all’autunno. | Foto: Alina Sabou
Si dice che la chiesa in pietra di Colț abbia ispirato Jules Verne. | Foto (2): Raluca Nelepcu
Una fresca brezza attraversa il cortile del castello, portando con sé l’odore della pietra umida e delle storie antiche. Attraversando il cortile in linea retta, circondati dalle mura ombrose della fortezza di Hunyadi, si incontra una fontana. I turisti leggono il testo del cartello informativo e poi guardano pensierosi al suo interno. La fontana sarebbe profonda 28 metri, così è scritto lì. «Qui», dice a bassa voce la guida turistica indicando con il dito un’iscrizione consumata dal tempo, «tre prigionieri hanno scavato per 15 anni. Cercavano acqua… e speranza». L’uomo sorride tristemente mentre continua a raccontare. «Era stata loro promessa la libertà se avessero trovato la sorgente. Ma quando l’acqua sgorgò, la padrona dimenticò la sua promessa. Allora gli uomini incisero nella pietra, in turco: “Aveți apă, dar n-aveți inimă” – “Avete acqua, ma non avete cuore”».
Il vento soffia oltre il parapetto, facendo sventolare una bandiera. Per un attimo sembra quasi di vederli: i tre prigionieri turchi, chini sulla pietra, con le mani insanguinate e i volti segnati dalla polvere. Forse fu in un giorno come questo che uno di loro si fermò, lasciò cadere il piccone e capì di essere stato tradito.
Il cuore di pietra di Eisenmarkt
Chi visita la fortezza di Eisenmarkt/Hunedoara se ne rende subito conto: non si tratta di un semplice edificio, ma di una porta che conduce in un’altra epoca. Attraverso un lungo ponte che attraversa il torrente Zlaști si accede al castello. Esso troneggia su una rupe, le sue torri dai tetti ricoperti di ardesia svettano verso il cielo, le sue mura recano i segni dei secoli. Fu costruito nel XV secolo da Iancu de Hunedoara, un principe e condottiero la cui fama si estendeva fino all’Europa centrale. L’ingresso al castello non è proprio economico, ma ne vale sicuramente la pena. Gli adulti pagano 50 lei, i pensionati 25 lei, gli scolari e gli studenti 12 lei ciascuno, mentre i bambini in età prescolare entrano gratis.
L’interno è un labirinto di sale, gallerie e scale a chiocciola. La grande sala dei cavalieri, con i suoi soffitti a volta e le alte finestre, sembra una sala che attende ancora una festa. Nella cappella si respira l’odore della pietra fredda, della storia. L’aria è densa di racconti e ogni rumore riecheggia: passi, voci, il richiamo lontano di un uccello.
La fortezza di Hunyadi è uno dei castelli più belli dell’Europa orientale e racchiude in sé tutto ciò che rende così speciale la Transilvania in Romania: maestosità, oscurità, mistero. Soprattutto nel tardo pomeriggio, quando il sole filtra obliquamente attraverso le finestre ad arco, le mura risplendono di una luce rossastra e il fossato è già immerso nell’ombra. Allora sembra quasi di essere un personaggio uscito da una cronaca di tempi ormai lontani.
I Giardini di Zoe: un tocco di Toscana
A circa mezz’ora di macchina da Eisenmarkt, nel piccolo villaggio di Banpotoc, attende il visitatore una sorpresa che sembra non adattarsi affatto all’immagine della selvaggia Transilvania: I Giardini di Zoe. Un giardino all’italiana, realizzato da Giovanni Salvatelli, un imprenditore delle Marche che si è innamorato delle colline della Transilvania e qui ha creato il suo paradiso personale.
Già all’ingresso si viene avvolti dal profumo di lavanda e rosmarino. Le fragranze floreali che ti avvolgono dipendono naturalmente dalla stagione. Terrazze in travertino conducono a piccoli padiglioni, tra labirinti di siepi e fontane scintillanti. In estate le api ronzano ovunque. È un luogo di silenzio, dove ci si distacca dal ritmo frenetico della vita quotidiana.
Soprattutto in estate, una visita ai Giardini di Zoe è un’esperienza indimenticabile. Chi arriva la mattina presto, quando la rugiada ricopre ancora le rose, ammira il giardino nel suo massimo splendore. I colori sembrano più intensi, la luce più morbida. Lungo i sentieri ci sono panchine che invitano a momenti di tranquillità. Qui ci si può soffermare per ore, lasciando vagare lo sguardo sul gioco artistico di piante e forme e immaginando di trovarsi in una dimora signorile toscana.
L’ingresso costa 25 lei e il giardino è aperto tutti i giorni fino a sera. Sono ammesse le coperte da picnic, ma non gli animali domestici. Il giardino di Zoe è particolarmente bello in tarda primavera o all’inizio dell’autunno, quando il sole è mite e l’afflusso di visitatori è contenuto. Un consiglio da insider: rimanete fino all’«ora d’oro», quando la luce tremola sulle colline di Banpotoc: in quel momento I Giardini di Zoe si trasformano in una fiaba di luci e ombre che non si dimentica facilmente.
Sui sentieri del Retezat
Dalle dolci colline del sud, il viaggio prosegue verso ovest, dove il paesaggio diventa più selvaggio. Qui si erge la catena montuosa del Retezat, uno dei massicci più spettacolari dei Carpazi. Fa parte del più antico parco nazionale della Romania ed è un paradiso per escursionisti, fotografi e amanti della natura.
Le vette superano i 2500 metri e tra di esse si trovano più di quaranta laghi glaciali, limpidi e tranquilli come specchi. Il più grande di essi, il lago Bucura, brilla di un blu scuro che alla luce del sole sembra quasi nero. Nelle sue acque si riflette il cielo, e chi pernotta sulle sue rive assiste a uno degli spettacoli naturali più suggestivi della regione: un’alba in cui la nebbia sale dalle valli e la prima luce si insinua sulle creste scoscese. La salita al punto più alto, la vetta del Peleaga (2509 m), è impegnativa ma gratificante. Dall’alto, il mondo si estende come un mare verde di valli, foreste e villaggi lontani.
Per gli escursionisti meno esperti, il parco nazionale offre anche percorsi più facili, come quello che da Râușor sale al lago Stevia. Calzature robuste, giacca impermeabile e acqua a sufficienza sono d’obbligo: il tempo nei Carpazi può cambiare nel giro di un’ora. Chi è fortunato, lungo il percorso può incontrare camosci o marmotte.
La chiesa ortodossa in pietra di Colț come fonte di ispirazione
Tra le attrazioni del comune di Râu de Mori figura la chiesa ortodossa in pietra di Colț, uno dei più antichi monasteri documentati della Romania. Fu fondata all’inizio del XIV secolo, all’incirca tra il 1310 e il 1315, dalla famiglia nobile dei Cândești. Nel XV secolo, sotto l’influenza del monastero di Prislop, vi sorse un eremo che rimase attivo fino alla seconda metà del XVII secolo, quando le truppe calviniste cacciarono i monaci. Solo nel 1989 la vita monastica fu ripristinata dalla curia vescovile di Arad e, dal 1995, vi risiede nuovamente una piccola comunità di monaci.
La chiesa è costruita in pietra. La sua caratteristica torre quadrata, un tempo eretta a scopo difensivo, ospitava tre stanze, di cui le due superiori erano un tempo abitate dai monaci. All’interno si trovano affreschi sbiaditi ma preziosi del pittore Ștefan, che decorò anche le chiese di Ostrov e Densuș.
A questo luogo sono legate diverse leggende. Si dice che Jules Verne abbia tratto ispirazione dall’atmosfera misteriosa della chiesa e del castello adiacente per il suo romanzo «Il castello dei Carpazi». Se ciò sia vero o meno, lo lasciamo alla valutazione del lettore. Da Colț non è più molto lontano Râușor, ai piedi del massiccio del Retezat.
Râușor – la porta delle alture
La piccola località turistica di Râușor è un ottimo punto di partenza per escursioni in montagna e, anche in autunno, una meta molto apprezzata. Situata a circa 1250 metri di altitudine, circondata da abeti rossi e limpidi torrenti di montagna, ha il fascino di un villaggio alpino.
In inverno Râușor si trasforma in una località sciistica, ma anche nella stagione calda c’è molto da fare. La seggiovia – solitamente destinata agli sciatori – è in funzione anche d’estate. Porta i visitatori su un altopiano a circa 1560 metri di altitudine. Il viaggio dura solo pochi minuti, ma è un’esperienza indimenticabile: sotto di sé si estende il bosco e, con ogni metro che si sale, il panorama si allarga. Una volta arrivati in cima, vi attende un panorama mozzafiato: lo sguardo spazia sulle cime del Retezat, sulle valli e sui villaggi in lontananza, su un paesaggio che risplende in tutte le sfumature del verde.
Molti escursionisti salgono qui semplicemente per godersi il sole, scattare foto o fare un picnic sull’erba. Ci sono panchine, aree di sosta e un piccolo chiosco. Nel tardo pomeriggio, quando la luce si fa soffusa e le ombre si allungano, Râușor è forse al suo massimo splendore: silenzioso, tranquillo, quasi incantato.
Ci sono alloggi per tutte le tasche: dai rustici rifugi di montagna alle accoglienti pensioni con caminetto e cucina casalinga. Il rifugio Râușor è particolarmente apprezzato: si trova proprio ai margini del bosco e offre 34 posti letto, piatti fatti in casa e padroni di casa cordiali. La sera, quando i grilli friniscono e il cielo si tinge di un blu intenso, si ha la sensazione che il tempo si sia fermato.
Tra cielo e terra
Chi visita la provincia di Hunedoara intraprende un viaggio attraverso lo spazio e il tempo. Un momento prima ci si trova su un ponte gotico o si scruta l’abisso di un pozzo medievale, quello dopo si passeggia in un giardino all’italiana, per poi toccare il cielo tra le montagne.
La magia di questa terra sta proprio nella sua varietà. Hunedoara non è una meta per chi va di fretta. È una regione che va scoperta con calma. Chi è disposto a lasciarsi coinvolgere ne sarà ricompensato con ricordi che rimarranno a lungo impressi: il profumo dei pini a Râușor, l’eco nelle sale del Castello di Corvin, il crepuscolo sui Giardini di Zoe. Hunedoara è sicuramente un luogo in cui si vorrebbe tornare ancora e ancora.
ADZ | Dalle fortezze ai paesaggi montani mozzafiato
La provincia di Hunedoara merita una visita in ogni stagione
Di: Raluca Nelepcu












